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Fabbrica di DBZ

Fabbrica Dragonball Z

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L’oggetto in descrizione è particolare ma anche molto divertente. Esso rientra nella categoria dei giocattoli poiché, anche non essendo questo un pupazzo vero e proprio, è pur sempre dedicato ai bambini ai fini del loro divertimento. Si tratta di un “forno”, per così dire, con il quale è possibile creare forme e personaggi di Dragonball Z. Questo è ideato seguendo un criterio di base molto semplice. Un liquido colato in stampini, che prendono le forme proprio dei personaggi del cartone animato, è lasciato consolidare ad alte temperature.

Questo oggetto, soprattutto in quanto dedicato ai bambini, non raggiunge alte prestazioni o temperature perché potrebbe essere pericoloso per la loro incolumità . Perché si passa dalla stato liquido a quello solido aumentando la temperatura non si tratta certo di una sostanza simile all’acqua la quale, perché avvenga questo procedimento, ha bisogno che la temperatura si abbassi. Questo fenomeno è diverso da quello che ha luogo con qualsiasi altro elemento in quanto non solo acqua, ma anche ferro, rame, oro, stagno, platino e vari con l’aumento delle temperatura fondono invece che consolidarsi. Non si tratta di temperature uguali per tutti, ma il concetto è quello. Qui invece si solidifica la sostanza grazie ad un aumento, invece che ad una diminuzione, di temperatura grazie al calore emesso da una lampadina.

Ma descriviamo meglio e più dettagliatamente componenti e procedimento della macchina. All’acquisto la scatola, dal colore arancione, presenta disegni di personaggi vari (protagonisti ed antagonisti) e dello stesso macchinario sul sullo sfondo e contiene diversi oggetti, per l’esattezza otto. Intanto lo strumento di maggiori dimensioni, quello principale ovvero il forno. Questo non ha una forma ben definita. È comunque contesa tra quella di cubo e di parallelepipedo. Le sue tre dimensioni, che lo rendono appunto tridimensionale, si aggirano tutte sui 30 cm. Forse la lunghezza è la misura che più si allontana dai 30 cm e a verso i 40 cm ma alla fine ciò riveste un ruolo di scarsa importanza perché non è di così poco che vale la pena preoccuparsi.

Chi ci tiene può comunque prendere le distanze una volta comprato l’oggetto: sicuramente sarà più semplice che giudicare da una figura. I colori principali sono il rosso ed il blu. Rosso nelle facciate, blu negli sportelli che si aprono per far posto agli stampini. Nella facciata frontale c’è una manovella (dal manico blu e dal pomello giallo) che se girata completamente da inizio al processo di riscaldamento del liquido negli stampini. Sotto di essa una forma circolare vanta una piccola chiave incastonata in essa.

Questa ha lo scopo di aprire gli sportelli che lasciano lo spazio necessario agli stampini, nella faccia alta della macchina, per entrare. Alla sua destra un piccolo ma fondamentale interruttore può essere sintonizzato su “ON” oppure su “OFF” e permettere così al forno di spegnersi o di accendersi e rendere così attivi i suoi accessori. Questi ultimi componenti sopra descritti sono tutti colorati di azzurro. Altri oggetti contenuti nella scatola sono gli stampini. Essi sono due, in ferro (perciò di colore grigio metallizzato), di forma quadrata e dal lato di 7 cm forse.

Essi sono costituiti di una lega metallica perché qualsiasi materiale rientri in tali parametri è un buon conduttore del calore. Per far arrivare il riscaldamento anche al liquido in essi contenuto è indispensabile che la temperatura si trasmetta e per farlo c’è bisogno di uno del ferro. La plastica d’altronde a lungo andare rischierebbe di fondere mentre il legno non trasmetterebbe il calore. Questi stampini alti giusto un paio di centimetri sono concavi perché possano ospitare i liquidi che daranno vita alle formine. Gli stampini sono due perché su ognuno sono incise forme diverse che però non si distinguono da questa immagine. Essi comunque sono tutti inerenti la saga di Freezer.

Saranno perciò personaggi come Goku, Vegeta, Gynew, Freezer (al primo stadio, magari nel suo mezzo di locomozione) e Trunks ragazzo, quello della saga die Cyborg. Il terzo oggetto riguarda proprio le bottigliette contenenti il liquido che, citato già tante volte, riscaldato diviene solido. Questi contenitorini sono 6, ognuno di essi contiene una sostanza di colore diverso. Il rosa , il bianco, il rosso, il blu, il nero, il verde sono dati in dotazione nella scatola ma chi non si accontenta può benissimo acquistarne altri in negozi di giocattoli o di modellismo.

Il colore dei contenitori varia a seconda del colore del liquido in essi contenuti così che sia più facile riconoscerli. Attenzione però perché il tappetto però è sempre rosso. Passiamo ora al quarto oggetto: esso è una palettina con la quale è possibile porre gli stampi nella macchina. Questa è completamente azzurra, il manico lungo e sottile e delle cavità dalle esatte dimensioni degli stampini. Essa è in plastica per il motivo opposto citato riguardo gli stampini. Questa paletta che verrà presa in mano non potrà rivelarsi bollente come gli stampini o sarà impossibile estrarre questi ultimi dalla macchina.

Perciò la paletta in plastica, ricordiamo che a materia è cattiva conduttrice del calore, non trasmetterà la temperatura delle formine direttamente sulle mani. Il quinto strumento fornito in dotazione è il bastoncino che facilita l’estrazione dei pupazzetti dagli stampi. Anch’esso è azzurro, anch’esso è in plastica come e per lo stesso motivo della paletta. La sua lunghezza raggiungerà i 10 cm ma se l’altezza sarà a mala pena 1 cm la larghezza non è misurabile. Questo è l’unico oggetto in due sole dimensioni dell’intera confezione.

Il sesto componente è un semplice vassoio, nero ed in plastica, che disperde il calore dagli stampini dopo che essi hanno appreso il liquido. Basterà porre i pezzi di ferro nel contenitore in plastica ed aspettare qualche minuto. Dopodiché sarà possibile afferrare con mano le non più bollenti formine ed estrarre da esse i Dragonball ottenuti. In verità ogni momento è buono per estrarre le formine con l’aiuto delle palettine ma l’operazione sarebbe complicata se gli stampini fossero caldi. È per questo meglio lasciar raffreddare il tutto e separare i due corpi a freddo, tanto i le forme una volta solidificate non rifondono più se riacquistano una bassa temperatura. Settimo oggetto è la lampadina che produce calore all’interno della macchina. Essa è già stata inserita, ma non per questo è impossibile rimuoverla e sostituirla con una di diverse prestazioni.

Quella già presenze produce energia per 60 watt in un’ora. Ecco spiegato perché quando riscalderete una vostra formina vedrete apparire un bagliore di luce emanato dall’interno del forno. L’ultimo arnese non ancora citato è un trasformatore. Esso si collega da un’estremità alla presa con una comune spina e dall’altro capo alla macchina. Nel punto di ritrovo tra i due cavi viene modificata la tensione con la quale l’energia elettrica si presenta dopo essere fuoriuscita dalla presa nel muro. Il trasformatore è quell’oggetto nero visibile nella foto che prende forma simile a quella di un parallelepipedo. È qui che la corrente viene indirizzata verso il cuore del forno, ovvero la lampadina. È qui che vengono alterati i Volt, ovvero l’unità di misura della tensione dell’elettricità. Non sempre la corrente prodotta dalle prese può arrivare direttamente ad un macchinario. Pensate per esempio ad un PC: esso ha bisogno di un trasformatore. In maniera omonima lo stesso processo avviene per questo forno. La verità è che l’energia apportata alimenta tutta la lampadina, perciò essa ha bisogno di una determinata carica di tensione dell’elettricità. Probabilmente se qualcuno volesse sostituire l’oggetto con uno dalle diverse prestazioni dovrebbe cambiare anche trasformatore. Se il cavo non fosse collegato ad una presa si potrebbero sicuramente aprire gli sportelli del forno tramite la chiavetta, perché quella è una funzione meccanica. Sarebbe però impossibile accendere la lampadina e produrre calore: non si potrebbe perciò solidificare la sostanza fluida. Questo forno si vende nei negozi di giocattoli per bambini al prezzo di una ventina di euro.

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